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ANSA, l’Italia che Accoglie. Musiche originali Parafoné

Il progetto di Gianfranco Ferraro, curato dal critico fotografico Sandro Iovine, si articola in due parti: un video-racconto fotografico, con voce narrante di Gabriele Picciotto e musiche originali del gruppo calabrese Parafonè, nel quale prende corpo la favola per tutte le età e le tipologie di pubblico, e la mostra fotografica in 25 scatti

 

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Centro Scuola e Cultura Italiana – Toronto

Concerto Di Natale
con la partecipazione del Collettivo Musicale

Parafonè – Dall’Italia

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Il giornale della musica presenta i finalisti del Premio Parodi

Parafoné, la Calabria verso il mondo

Dal 13 al 15 ottobre si tiene a Cagliari la nona edizione del Premio Parodi. È un’edizione di altissimo livello, che conferma come il Parodi si sia ormai imposto come il maggior appuntamento italiano dedicato alla world music: “il giornale della musica” – media partner del Premio – vi presenta gli artisti finalisti.

Negli ultimi anni, alcuni gruppi hanno portato il nuovo folk calabrese sulla mappa nazionale delle “musiche del mondo”: i Parafoné – nati nel 2002 – sono fra questi. L’organico mette insieme strumenti della tradizione regionale – su tutti la chitarra battente, ma anche l’immancabile lira, il vero simbolo (sonoro e visivo) del revival calabrese – con altri più genericamente associati al mondo folk e “mediterraneo”, come l’organetto e il bouzouki greco. L’ultimo disco, Amistà, è uscito nel 2015 per iCompany.
Ci rispondono Angelo Pisani e Bruno Tassone.

Qual è l’idea da cui nasce Parafoné, quali i modelli di riferimento?
«Il progetto Parafoné nasce 14 anni fa dai soliti 4 amici al bar che, tra una sala prove e una festa di paese, trasformano la passione per un certo tipo di musica e l’amore per la propria terra in un collettivo musicale. Il periodo storico vedeva avanzare termini e concetti come “globalizzazione” e “omologazione”, per cui la forte esigenza di “salvare”, “ritrovare” e “comunicare” le proprie radici dà inizio a questo viaggio insieme. All’epoca, i primi ascolti (e le prime “strimpellate”) furono di artisti come la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Crêuza de mä di Fabrizio de Andrè, poi Eugenio Bennato, che in quel periodo spopolava sulle piazze del sud Italia, o musicisti come Daniele Sepe e Enzo Avitabile, Officina Zoé, Canzoniere Grecanico Salentino, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Goran Bregović, Vinicio Capossela (per citarne alcuni)».
«Riferimenti fondamentali furono, per conoscenza e frequentazione diretta, sopratutto all’inizio, le realtà musicali calabresi (diremmo storiche), come Re Niliu e Phaleg; frequentazioni di tradizione e innovazione che ci spinsero a percorrere una lunga strada, tutt’ora battuta. Nasce però la forte esigenza di riscoprire, ricercare le proprie origini, così iniziammo a fare ricerca sul campo, frequentare gli anziani suonatori, le feste “a ballu”, i personaggi più rappresentativi della cultura agro-pastorale delle serre calabre, meglio detti gli “alberi di canto” di casa nostra. La sintesi del nostro bagaglio antico e moderno di musica, tematiche, l’alchimia tra la “riproposta” e la personale “proposta” diede definitivamente il via ai Parafoné e ai tre album».

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nuove date per il gruppo dei Parafoné

Dopo il tour estivo pronto un “autunno caldo”

SERRA SAN BRUNO – Si prevede un autunno caldo per il gruppo musicale Parafoné dopo un’intensa tournée estiva; il collettivo musicale calabrese infatti riceve due importanti nomination di caratura nazionale per il loro terzo album: “Amistà”. Il primo appuntamento è previsto a Cagliari per la finalissima del Premio Andrea Parodi, prestigioso concorso italiano di world music dal 13 al 15 ottobre. Il gruppo sarà in gara con il brano Amistà (da cui il nome dell’intero album), dove in musica e parole la band racconta la drammatica situazione dei popoli migranti che sfidano il Mar Mediterraneo e i pregiudizi occidentali, addentrandosi nell’intimo umano di chi per guerra o estremo bisogno è costretto ad abbandonare la propria terra e i propri cari. Nella tre giorni cagliaritana, il collettivo musicale Parafoné si cimenterà anche in una reinterpretazione dell’artista che da il nome alla manifestazione: Andrea Parodi ex voce dei Tazenda scomparso nel 2006. Il concorso intende valorizzare le nuove tendenze nell`ambito della musica dei popoli o “world music”, ovvero artisti che mescolano la cosiddetta musica folk o etnica con suoni e modelli stilistici di diversa provenienza. Altro traguardo raggiunto dai Parafoné è la candidatura al Premio Tenco 2016 nella sezione “Album in dialetto (di cantautore)” sempre con Amistà, album distribuito da iCompany, che nel corso di questi mesi ha raccolto molte recensioni e apprezzamenti dalle piú importanti riviste musicali del settore oltre che una vasta porzione di pubblico regionale e nazionale. Le targhe del premio Tenco, attribuite da una giuria formata da giornalisti critici musicali, coordinata da Annino la Posta del club Tenco, verranno consegnate dal 20 al 22 ottobre nell’ambito della nuova edizione del Premio Tencoal Teatro Ariston di Sanremo.

 

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TARGHE TENCO 2016, I PARAFONÈ SONO CANDIDATI AL PRESTIGIOSO PREMIO

I Parafonè sono stati inseriti nella categoria “Album in dialetto di cantautore” alle Targhe Tenco e saranno votati per entrare nelle cinquine finali.

Aliunde con l’album “Bonu e malutempu” e i Parafonè con “Amistà”, entrambi prodotti e distribuiti da iCompany.
Le Targhe Tenco, attribuite da una giuria formata da giornalisti e critici musicali coordinata da Annino La Posta del Club Tenco, verranno consegnate dal 20 al 22 ottobre 2016 nell’ambito della nuova edizione del Premio Tenco che si svolgerà presso il Teatro Ariston di Sanremo.
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BlogFoolk – Parafoné, Amistà 2015

“Serberà costante il core la più tenera amistà”. Con questo corale augurio si apre il “Tancredi” di Gioacchino Rossini (1813). Chi conosce questo melodramma saprà che proprio l’assenza di amistà fra le genti di Siracusa, e fra siciliani e saraceni porterà spargimento di sangue e causerà addirittura la morte in battaglia del protagonista. Duecento anni dopo, il collettivo calabrese dei Parafoné rispolvera, nuovamente in musica, questa parola, molto rara anche nel linguaggio comune. Con essa è recuperato soprattutto il concetto che le appartiene di fusione delle culture, rendendolo perno del loro ultimo progetto discografico intitolato esattamente: “Amistà” (2015). Si legge nel curatissimo booklet (che ospita oltre ai testi in dialetto anche le traduzioni italiane e alcuni suggestivi bozzetti): “Amistà vuol dire amicizia… e dove vi è Amistà non esistono confini, non c’è guerra né diversità di colore, razza, sesso, religione”. Perseguendo questo sogno di amicizia globale, nel disco trovano spazio artisti internazionali come il percussionista indiano Rashmi Bhatt e l’egiziano Eslam Adamo Mohamed. Sarebbe sbagliato definirle, come capita di leggere, semplici “collaborazioni eccellenti”, l’ideale è piuttosto quello di fare musica insieme, di annullare nell’espressione sonora più profonda, ogni diversità reale o presunta che sia: “…dolce è la vita che passa cantando” (da “La notti passa”). Con l’album “Disperanza” (2013) i Parafoné proponevano la musica della propria terra ma non inquinata. In altre parole, senza piegarsi alle leggi del mercato discografico, avevano seguito come unico dettame quel profondo amore per la Calabria che aveva determinato la loro nascita musicale nel 2002. Le undici tracce di “Amistà” (anche se l’ultima ospita dopo parecchi secondi di silenzio, un ulteriore inserto musicale goliardico e sferzante), segnano un passaggio successivo, lo sforzo di aprirsi al mondo e provare a unire i popoli in amistà, appunto, mediante il linguaggio unico universale della musica. Bisogna ammettere che il risultato di “Giavoun” e “Amistà” è veramente lodevole. Nel primo brano la fusione di tabla, ektara, chitarra battente, organetto, basso e voci crea un magnifico effetto di “CalabroIndianità”. Mentre nella title-track è il canto in lingua araba di Eslam Adamo Mohamed a intrecciarsi con il dialetto calabrese nel disperato sogno di “libertà, bellezza e dignità, mondo di verità, amore ed amistà” di quello che sembra essere a tutti gli effetti un profugo. Ecco un punto nevralgico, la strumentazione “global”. Come in certi autobus a tarda notte ci si ritrova immersi in un mondo di sguardi, odori e colori estremamente vario, al punto che fuori la strada potrebbe essere indifferentemente Roma, il Cairo o Cadice, così ogni traccia di quest’album regala un’atmosfera anzi, una geografia sonora differente. Gli strumenti calabresi (la zampogna a moderna di Bruno Tassone o la lira calabrese, i fischiotti e il malarruni di Angelo Pisani, senza dimenticare l’organetto di Antonio Codispoti) si combinano, traccia dopo traccia, con strumenti provenienti da altre aree del Mediterrano o dall’Oriente (tabla, bouzuki, batá, darbuka, riq, campana tibetana). La terra d’origine è presente oltre che nella strumentazione anche nelle tematiche, ad esempio nella tipica formula recitata per scacciare le disgrazie in “Ma l’uocchiu”, oppure nel testo di “Mercialuoru”. Per non parlare della rilettura, in dialetto calabrese (e in stile Parafoné), del capolavoro del duo Fabrizio De André – Mauro Pagani, “Sidun”, dall’album “Crêuza de mä” (1984). Vera delizia è, infine, “Dorma”, sorta di ninna nanna calabra ma dalle caratteristiche nordiche. La chitarra acustica solista, il giro armonico e il canto duro, sono tutti elementi che rimandano a certe ballate che impreziosiscono alcuni album provenienti dall’Europa settentrionale, ma l’ingresso di pipita, organetto e tamburo a cornice, mutano improvvisamente il paesaggio sonoro, e un vento di suoni caldi e calabri scioglie il ghiaccio.

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Il Fatto Quotidiano

Passiamo ora a un lavoro che arriva dal profondo sud, dalla Calabria, un album col quale iParafonè danno seguito a un’esperienza nata oramai nel lontano 2002. Si chiama Amistà il disco del collettivo musicale calabrese che, per l’occasione, si apre a diverse collaborazioni, alcune anche di calibro internazionale. Il repertorio timbrico tradizionale calabrese (zampogna, lira, organetto, ecc.) si fonde in questo coinvolgente lavoro a strumenti provenienti da culture e paesi medio-orientali (tabla, saz, bouzuki, darbuka, ecc.), in un incontro che vuole tradurre in musica un concetto oggi più che mai necesario, vitale, essenziale: siamo un unico popolo, aldilà del fanatismo, dell’avidità e delle conseguenti barbarie che di questi tempi sconvolgono la vita dei civili di mezzo pianeta. Con l’aggiunta poi del basso elettrico e della batteria acustica, l’ultimo lavoro dei Parafonè si inserisce appieno in quella che può essere definita vera e propria world music: una finestra che dal profondo sud d’Italia, dalla bella e calda Calabria, guarda con meraviglia e passione al resto del mondo.

 

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L’Etno-Rock dei Parafonè tra storia e voglia di futuro

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